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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Archivio
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(inglese)

«The whole of the documents made and received by a juridical or physical person or organization in the conduct of affairs, and preserved.»

(italiano)

«L'archivio è l'insieme di documenti di ogni tipo, prodotti e ricevuti da una persona fisica o giuridica, da un organismo nell'ambito della sua attività, e conservati»


Per mwcwarchivio si intende una raccolta organizzata e sistematica di mwdainformazioni fissate su un supporto e di diversa natura.

In secondo luogo, per estensione, con il termine archivio si designa anche l'ente che ha il compito istituzionale di tutelare e valorizzare un insieme di documenti e i locali destinati alla loro conservazione.

Contents

UNESCO
Note

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Etimologia

Secondo un'etimologia accettata, il termine archivio deriva mweqdal greco antico ἀρχεῖον?, archeîon, tramite il mweglatino mwewarchium/archivum/archivium, che significa "palazzo dell'mwfaarconte", luogo in cui, presumibilmente, si conservavano anche gli atti emanati dal mwfqmagistratocite-ref-1[1].

Storia della definizione

Il dibattito nel XX secolo

Il Manuale degli archivisti olandesi : archivio e soggetto produttore

La prima definizione moderna di archivio risale alla fine del XIX secolo e fu formulata dal mwiwManuale degli archivisti olandesi di Samuel Muller, Johann Adrian Feith e Robert Fruin, ove per archivio si intende

«Archivio è l’intero complesso degli scritti, disegni e stampe, ricevuti o redatti in qualità ufficiale da qualunque autorità o amministrazione, o da qualsiasi impiegato di queste, purché tali documenti, conformemente alla loro funzione, debbano rimanere presso la stessa autorità o amministrazione, o presso i suoi impiegati.»


La traduzione del manuale ad opera di mwjwGiovanni Vittani e di mwkaGiuseppe Bonelli e la sua pubblicazione in Italia nel 1908, segnò definitivamente il tramonto del mwkqmetodo peroniano.

Eugenio Casanova: l'ordine nell'archivio

Eugenio Casanova (1867-1951), considerato il padre dell'archivistica italiana, nel suo manuale mwlgArchivistica del 1928, riprese la definizione data dagli archivisti olandesi aggiungendo però l'elemento dell'ordine dei documenti come stabiliti dal soggetto produttore:

«L’archivio è la raccolta ordinata degli atti di un ente o individuo, costituitasi durante lo svolgimento della sua attività e conservata per il conseguimento degli scopi politici, giuridici e culturali di quell’ente o individuo.»

(Casanova, p. 19)

Giorgio Cencetti e il "vincolo"

Giorgio Cencetti, nel suo articolo mwnqL'archivio come "universitas rerum" del 1937, indicò un altro elemento essenziale per l'identificazione di un archivio, ovvero il mwngvincolo archivistico:

«I singoli componenti di un archivio non solo provengono da un medesimo individuo, aggregato familiare o ente...ma poiché costituiscono niente altro che uno dei mezzi usati dall'ente o individuo per raggiungere i propri scopi, portano in loro stessi fin dall'origine il vincolo della destinazione comune, sintetizzato nell'adempimento dalle funzioni dell'ente o individuo medesimo.»

(Cencetti, L'archivio come universitas rerum, pp. 48-49)

Due anni più tardi, nell'articolo mwogIl fondamento teorico della scienza archivistica, ribadisce l'unitarietà dell'archivio nelle sue tre fasi di vita, ribadisce l'assoluto valore del vincolo e pone le basi teoriche per lo svolgimento del mestiere d'archivista che ancora oggi sono valide.

Hilary Jenkinson

L'archivista inglese Hilary Jenkinson (1882-1961), nel suo mwpwManual of Archive Administration del 1937, aggiunse il criterio dell'ininterrotta custodia, elemento che conferisce attendibilità alla conservazione dell'archivio:

«I documenti accumulatisi per un procedimento naturale nel corso della trattazione di affari di ogni genere, pubblici e privati, in ogni epoca, e conservati per documentazione, nella propria custodia, dalle persone responsabili.»

(Jenkinson, pp. 37-38)

Adolf Brennecke ed Elio Lodolini: l'archivio è solo quello della fase storica

Mentre nella comunità internazionale si stava ormai sedimentando che l'archivio, nato essenzialmente per uno scopo amministrativo e non di ricerca e che è caratterizzato da tre fasi di vita, alcuni archivisti tedeschi e italiani adottarono il principio secondo cui l'elemento caratterizzante dell'archivio è l'oggetto dell'indagine storica, per cui vi è la divisione tra la fase di registratura (mwrgregistratur) e quella di mwrwarchivcite-ref-2[2], ossia l'archivio propriamente detto che custodisce documenti non più necessari nella fase corrente; documenti che abbiano un valore amministrativo e scientifico; che siano, perciò, conservati in un istituto di conservazionecite-ref-3[3]. Il primo a formulare questa concezione fu il tedesco Adolf Brenneke (1875-1946) che, nel suo manuale mwuaArchivistica edito postumo nel 1953, giunse a definire l'archivio come:

«L’archivio è la totalità di scritti e di altri documenti, che si sono formati presso persone fisiche o giuridiche in base alla loro attività pratica o giuridica e che, quali

fonti documentarie e prove del passato

, sono destinati a permanente conservazione in un determinato luogo.»

(Brenneke, p. 125)

In Italia la posizione tedesca fu recuperata da mwvgElio Lodolini (1922-2023) che, nel suo mwvwArchivistica. Principi e problemi del 1985, dichiarò che

«L'archivio è un complesso di documenti formatisi presso una persona fisica o giuridica o anche di un'associazione di fatto nel corso della esplicazione della sua attività e pertanto legati da un vincolo necessario, i quali, una volta perduto l'interesse per lo svolgimento dell'attività medesima, sono stati selezionati per la conservazione permanente quali beni culturali.»

(Lodolini, p. 21)

Posizione ancora più esplicita la espone ancora Lodolini nel suo ancora attuale mwwwLineamenti di storia dell'archivistica italiana:

«La stessa espressione "archivio storico" va considerata come una formula di comodo, adottata perché nell'uso più frequente in lingua italiana la parola "archivio" - a differenza dell'uso costante in altri Paesi, come la

Germania

o il

Nordamerica

- è adoperata anche per indicare i complessi di documenti correnti, cioè quelle che, ad evitare equivoci, è preferibile chiamare "registrature correnti" [...] Inoltre, l'archivio definitivo, o archivio destinato alla conservazione permanente, cioè l'"archivio" propriamente detto...»

(Lodolini, 1991, pp. 210-211)

Claudio Pavone e il rapporto archivio-soggetto produttore

Claudio Pavone (1920-2016), nel suo saggio mwywMa è poi tanto pacifico che l'archivio rispecchi l'istituto? del 1970, benché accolga in linea generale secondo cui l'archivio rispecchi l'attività del soggetto produttore, ammette però che non ci possa sempre essere una perfetta speculiarità tra quanto prodotto e chi produce, a causa dei mutamenti dell'ente produttore (soppressione, cambio di finalità, etc...). Per Pavone, dunque, l'archivio non è il riflesso del soggetto produttore, quanto del suo modo organizzativo:

«L'archivio rispecchia infatti innanzi tutto il modo con cui l'istituto organizza la propria memoria, cioè la propria autodocumentazione [...] Il "metodo storico", partito con l'ambizione di fare dell'archivio uno specchio privilegiato della storia dell'istituto, di fronte ai troppo evidenti scarti e sfasature fra i due elementi rischia di concludere con l'affermazione che l'archivio rispecchia in realtà soltanto la storia di sé stesso [...] Ci sembra invece che se l'archivio viene innanzi tutto ricondotto alla sua natura, modesta ma precisa, di ordine formale della memoria dell'istituto, anche i problemi della sua autonomia e della sua storicità, della sua forma e dei suoi contenuti, possono essere portati su un terreno più piano e solido.»

(Pavone, p. 147; p. 149)

Filippo Valenti: l'archivio in senso proprio e in senso lato

Il mwbamodenese Filippo Valenti (1919-2015), nel suo mwbqNozioni di base per un'archivistica come euristica del 1975, opera la distinzione tra l'archivio "proprio" e quello in "senso lato": se il primo risponde alla definizione di archivio caratterizzato dalla presenza di un vincolo ben preciso prodotto da un soggetto produttore per finalità pratiche, il secondo invece è l'assemblamento di vari archivi in un istituto di concentrazione quale può essere un Archivio di Stato:

«Si riferisce, cioè, all'archivio di un singolo e ben determinato ente, e quindi a quello che io sono solito chiamare archivio "in senso proprio" in contrapposizione all'unione, confluenza o concentrazione di vari archivi, che propongo di chiamare invece archivio "in senso lato".»

(Valenti, p. 151)

Paola Carucci: il fondo , e le definizioni di archivio

Paola Carucci (1941-viv), ne mwdaLe fonti archivistiche del 1983, opera una plurima definizione del concetto di archivio, sviluppando nel contempo la terminologia di quello che è definito come mwdqfondo.

Se per la Carucci l'archivio è il «complesso dei documenti prodotti o comunque acquisiti da un ente (magistrature, organi, e uffici centrali e periferici dello Stato; enti pubblici; istituzioni private, famiglie o persone) durante lo svolgimento della propria attività» e riprende la distinzione operata già da Valenti in archivio proprio e archivio mwdwin senso lato, il mweafondo ha un'accezione più generica, dove non è più presente il vincolo a causa di una serie di motivi quali smembramenti e agglomeramenti di archivi prodotti da soggetti diversi:

«Si usa il termine archivio, in un'accezione più generica e anche fondo, parola ormai molto usata anche se non ha un significato chiaramente definito in italiano (la parola è d'origine francese), per indicare, all'interno di un Archivio di Stato o di un qualsiasi istituto in cui siano concentrati archivi di diversa provenienza, ciascun complesso documentario che abbia un carattere di unitarietà, sia nel caso si tratti di un archivio di un determinato ente (archivio in senso proprio), sia che si tratti di un complesso di documenti prodotti da enti diversi ma confluiti per ragioni varie nell'ente che ha effettuato il versamento o il deposito, sia che si tratti di un complesso di documenti che sia il risultato di smembramenti, fusioni e riordinamenti eseguiti in Archivi di concentrazione, sia che si tratti di miscellanee o di raccolte.»

(Carucci, p. 21)

Secondo questa definizione, la Carucci intende affermare che, poiché all'interno di un istituto di conservazione si possono trovare tanti archivi i quali, l'uno rispetto all'altro, sono però svincolati fra di loro in quanto non prodotti da un unico soggetto produttore. Inoltre, un fondo può essere anche stato creato non da un unico soggetto produttore (si veda i fondi creati col metodo peroniano, per esempio), per cui non vi è neanche la presenza del vincolo che è l'elemento caratterizzante dell'archivio secondo quanto definito decenni prima da Cencetti, come definito nel glossario del Sistema Archivistico Nazionale:

«FONDO. Insieme di documenti d'archivio conservato presso un soggetto conservatore e gestito presso quest'ultimo come un unico complesso. In genere corrisponde a un archivio: può tuttavia verificarsi che un archivio, prodotto e organizzato da un determinato soggetto produttore, venga successivamente diviso o smembrato e che la sua documentazione entri a far parte di altri complessi, andando a costituire più fondi archivistici. Analogamente, è possibile che un unico fondo comprenda documentazione in origine risalente ad archivi distinti.»


Storia degli archivi

Dai primordi alla caduta dell'Impero Romano

Gli archivi, intesi come testimonianza dell'attività umana, sono sempre esistiti in quanto l'archivio serve all'uomo per la sua attività quotidiana. Le prime testimonianze di archivio risalgono all'epoca dei mwjaSumeri (mwjqIII millennio), a quando cioè risalgono i primi supporti stabilicite-ref-4[N 1]. I Sumeri, infatti, si legarono in civiltà stabile, svilupparono la scrittura (mwkgscrittura cuneiforme, in uso dal 3500 a.C.) e avevano un bisogno di lasciare testimonianza delle loro attività quotidiane (come i commerci, esercizi contabili). Tra il 1976 e il 1977, una spedizione guidata da mwkwPaolo Matthiae riportò alla luce gli archivi regali di Eblacite-ref-5[4].

Al contrario, presso gli mwmqantichi greci e la mwmgciviltà romana i supporti utilizzati (mwmwtavole di cera e mwnapapiro) non permisero la conservazione degli archivi statali e privati per un lungo periodo: dei rotoli conservati al mwnqmetroon di Atene o di quelli del mwngTabularium tardo-repubblicano non si è conservato assolutamente nulla, così come dell'archivio d'età Imperiale.

Il Medioevo

In seguito al crollo dell'mwsqImpero Romano d'Occidente e la confusione generata dagli sconvolgimenti sociopolitici successivi, la documentazione prodotta durante l'mwsgAlto Medioevo è alquanto esigua: da un lato, furono prodotti pochi documenti (o se ne sono conservati pochi) da parte delle cancellerie dei mwswregni romano-barbaricicite-ref-1-6-0[5]; dall'altro, i sovrani e anche le autorità ecclesiastiche locali (vescovi, abati) avevano l'abitudine di portare con sé la documentazione archivistica, delineando così la nozione di mwuaarchivi itineranti, concezione che rimarrà in uso fino al XII secolocite-ref-7[6]. Al contrario, un ruolo fondamentale per la conservazione dei documenti è stata la mwvqChiesa: grazie ai mwvgmonasteri, nei cui mwvwmwwascriptoria operavano i mwwqmonaci amanuensi dediti alla conservazione della memoria classica e alla produzione di mwwgBibbie o mwwwEvangeliari, molta documentazione fu salvata dall'oblio, grazie anche all'imporsi, a partire dalla tarda antichità, dell'utilizzo della mwxapergamena come materiale scrittoriocite-ref-1-6-1[5].

Al contrario, con il mwygBasso Medioevo (XI-XV secolo), la rinascita delle città e dei commerci produsse una rifioritura delle città e una maggiore laicizzazione, per quanto fosse possibile, della società: si vennero a creare così gli archivi comunali e quelli dei notaicite-ref-8[7].

Età moderna

Gli archivi come "arsenali del potere"

Con l'inizio dell'età moderna e la formazione delle monarchie nazionali, gli archivi diventarono necessari ai fini dell'esercizio del potere e della consultazione dei documenti da parte dei sovrani. Gli archivi in quest'epoca furono definiti dei veri e propri "arsenali del potere" (o mw2aarsenal de l'autorité), cioè strumenti a disposizione del sovrano, e crescono in funzione dell'attività del governocite-ref-9[8]. Tra questi si ricordano principalmente lmw3q'mw3gmw3wArchivio generale di Castiglia, lmw4a'mw4qmw4gArchivio di corte a Vienna (oggi mw4wArchivio di Stato Austriaco), istituito da mw5aMaria Teresa col nome di mw5qGeheimes Hausarchiv (ossia mw5gArchivio di Corte), lmw5w'mw6aArchivio di Corte a Torino, oggi sede dell'mw6qArchivio di Stato di Torino e lmw6g'mw6wArchivio napoleonico di Parigi.

Inoltre, sul finire del mw8qXVIII secolo i nobili italiani godevano di una serie di prerogative che, però, dovevano essere dimostrate davanti al tribunale araldico: si sentì la necessità di creare degli archivi "nobiliari", affidando l'opera di riordinamento agli archivisticite-ref-10[9].

A fianco degli archivi laici, si vennero a formare dal XVI secolo gli archivi ecclesiastici, in seguito alle disposizioni disciplinari emanate dal mw9wConcilio di Trento (1545-1563) che obbligavano i parroci a tenere i registri dello mw-astato delle anime, così come dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali. Agli inizi del XVII secolo, mw-qpapa Paolo V (1605-1621) decise infatti di creare un archivio che raccogliesse le carte di governo dello mw-gStato della Chiesacite-ref-11[10]. Si trattava del nucleo di quello che verrà chiamato successivamente mw-wmwaqaArchivio Segreto Vaticanocite-ref-12[11].

Il XIX secolo

L'archivio come "memoria storica"

Nel corso dell'Ottocento, l'archivio da mwarimemoria di autodocumentazione (ovvero ha una funzione esclusivamente pragmatico-amministrativa per il soggetto produttore) diventa mwarmfonte della memoria collettiva: i documenti, quando smettono di funzionare per il soggetto che lo produce, assumono un'importanza storica agli occhi di altre persone, mwarqin primis gli studiosi, che non l'hanno prodotto. Oltre al granduca Pietro Leopoldo che creò nel 1778 il Museo Diplomatico di Firenze, si ricordano anche la creazione, nel 1790, dell'Archivio Nazionale francese ad opera dell'Assemblea Nazionalecite-ref-13[12].

Gli ordinamenti degli archivi

Verso il finire del '700, vengono creati dei grandi depositi che perdono il collegamento con la cancelleria di provenienza, in seguito alla soppressione di enti religiosi o di magistrature civili. Il tutto è finalizzato in un'ottica razionale, finalizzata alla ricerca immediata di determinati atti da parte delle autorità pubbliche secondo la materia trattata. I documenti così ordinati secondo lo spirito illuminista (si pensi allmwars'mwarwmwar0Encyclopèdie di mwar4Diderot e mwar8d'Alambert, ma anche ai testi di mwasaPierre Camille Le Moine, mwaseDiplomatique pratique, 1765 e di De Chevrièresmwasi, Le nouvel archiviste, 1775cite-ref-14[13]) trovarono un primo luogo di sviluppo a mwascVienna, e poi in Lombardia grazie all'archivista mwasgIlario Corte prima e poi a mwaskLuca Peroni.

Nella seconda metà dell'Ottocento, però, vi fu una reazione nei confronti del metodo per materia. In Francia, su proposta dello storico mwassNatalis de Wailly, il ministero degli Interni emanò una circolare (le mwaswInstructions del 24 aprile 1841) in cui si stabilisce il principio di provenienza o rispetto dei fondicite-ref-15[14]. Questo principio, già diffuso in mwateDanimarca e nel mwatiRegno di Prussia, profondamente antitetico rispetto al precedente, fu accolto poi in Italia dal toscano mwatmFrancesco Bonaini il quale estremizzò tale metodo dando origine al mwatqmetodo storico, ossia alla ricostruzione storica del soggetto produttore e del fondo da esso creato per la migliore comprensione della struttura del fondo in questione. Si pose in tal modo la teorizzazione, in mwatuItalia, del moderno ordinamento archivistico.

Tra XX e XXI secolo

Gli archivi contemporanei e le sfide della conservazione digitale

L'imposizione del metodo storico e gli ordinamenti statali nei confronti degli istituti di conservazione hanno omologato la gestione archivistica in tutto il mondo. Negli anni più recenti sono tornati alla ribalta i problemi legati alla formazione, alla gestione e alla conservazione degli archivi, soprattutto riguardo all'introduzione di nuove tecnologie, che in futuro potrebbero rivoluzionare la consistenza degli archivi. Si tratta in particolare delle tecnologie mwaueinformatiche e mwauitelematiche, che hanno reso impellente la revisione di metodologie ormai consolidate da decenni. L'uso delle nuove tecnologie, soprattutto dopo aver superato una prima fase di sperimentazione un po' improvvisata all'inizio degli mwaumanni ottanta, si sta via via affinando sempre maggiormente, con procedimenti più meditati, consapevoli e raffinati, sostenuti anche dall'istituzione di appositi organismi statali (in Italia l'AgID, acronimo per l'mwauqAgenzia per l'Italia digitale), anche se restano da sciogliere i dubbi legati all'organizzazione dei documenti che non comprometta il mwauuvincolo e alla conservazione dei nuovi mwauysupporti digitali nel futuro: se un foglio di carta ha infatti dimostrato di poter essere conservato, tramite le opportune cautele, anche per secoli, per quanti anni sarà consultabile un supporto mwaucDVD o un mwaugdisco rigido? Questi sono i nodi da sciogliere nel presente e nell'immediato futuro.

L'archivio come bene culturale

Una prima definizione internazionale degli archivi come beni di interesse culturale risale alla mwau0Convenzione dell'Aja del 1954 (ratificata in Italia nel mwau41958), dove si citavano i beni artistici, architettonici, archeologici, librari e archivistici "di grande importanza"cite-ref-16[15]. La Conferenza Generale del mwavm1970, voluta dall'UNESCO, riconobbe agli "archivi, compresi i fonografici, fotografici e cinematografici" le misure atte a impedirne l'illecita mwavqimportazione, mwavuesportazione o trasferimento di proprietàcite-ref-17[16].

In Italia, il processo per il riconoscimento a livello legale degli archivi come beni culturali fu lungo e complesso, in quanto partì soltanto dall'Istituzione del Ministero dei beni culturali nel 1975 e proseguì fino all'emanazione dell'mwavsattuale codice del 2004.

Il mondo degli archivi

La funzione dell’archivio

L'archivio, essenzialmente, ha tre scopi principali:

1. mwawmValore giuridico – probatorio. Il documento è un elemento di prova il cui possesso stabilisce un titolo, un atto o una transazione che facilita la dimostrazione del diritto in caso di necessità.
2. mwawuStrumento per l'esercizio/la consultazione del potere. Nel passato gli archivi erano inaccessibili e affidati ad alti funzionari di fiducia del sovrano. In momenti storici cruciali gli archivi distrutti per eliminare prove scomode, o trasportati altrove, o utilizzati per conoscere le magistrature precedenti e per riorganizzare quelle nuove. Oggi è strumento essenziale alla democrazia, accessibili ai cittadini. Gli archivi, in sostanza, rendono tracciabile il potere, sono fonte della sua legittimità e mezzo della sua contestazione.
3. mwawcTestimonianza storica. Cessate le funzioni pratiche, probatorie e l'utilità amministrativa, i documenti sono conservati se possiedono un valore storico, inizialmente per il soggetto produttore; ciò che rimane costituisce la memoria della Nazione e pertanto devono essere non solo tutelati, ma anche valorizzaticite-ref-18[17].

Le persone e gli archivi

Gli utenti

Gli utenti che usufruiscono dei documenti d’archivio, principalmente, sono gli mwaw8studiosi di storia, storia locale e di altre discipline umanistiche (mwaxastoria dell'arte, mwaxeletteratura, mwaxigeografia) o di discipline scientifiche (mwaxmbiologia, mwaxqtecnologia). Vi si possono trovare anche i mwaxugenalogisti, i mwaxybiografi o studenti appartenenti a vari gradi di formazione per consultare documenti utili a ricerche o alla stesura della tesi.

Gli archivisti

Il mestiere dell’archivista è basato non solo su una formazione scientifica concernente la conoscenza dei fondi a lui affidati e della specifica legislazione in materia di beni archivistici, ma anche su una comprovata competenza nella gestione dell’archivio. Tra i suoi principali compiti vi sono quelli di:

1. raccogliere i documenti
2. selezionare i documenti (non tutto quello che viene prodotto viene conservato a lungo termine; si deve fare una cernita)
3. conservare i documenti (è la volontà mwayuprimaria dell'archivista e deve partire dalle sovrintendenze)
4. rendere accessibili i fondi (vuol dire non soltanto aprire l'archivio ma anche creare degli inventari, degli strumenti di ricerca).

La natura di un archivio

Il vincolo

Il nesso che distingue un archivio da una raccolta qualsiasi o da una collezione è il cosiddetto mwaywvincolo archivistico. Tale vincolo, come esplicitato da Giorgio Cencetti ne mway0Il fondamento teorico della dottrina archivistica (1939) deve necessariamente avere le tre seguenti caratteristiche:

1. Essere mwazanaturale e mwazeinvolontario: con "naturale" si intende che gli elementi dell'archivio sono stati riuniti in maniera involontaria, rispecchiando la normale attività di produzione del soggetto; con "involontario" si intende che il vincolo naturale fosse presente "all'origine" dell'archivio e che quindi non è nato per volontà del soggetto produttore, quanto automaticamente.
2. Essere mwazmnecessario e mwazqdeterminato: ossia che il vincolo è "necessario" perché l'archivio sia tale, e che il legame così creato è "determinato" dalla stessa attività dell'ente.

In base alla conclusione stabilita da Paola Carucci nel saggio sovramenzionato, un archivio per essere tale dev'essere caratterizzato dal vincolo archivistico. Qualora non sia presente questo vincolo, mancanza dovuta a varie cause quali lo smembramento o l'agglomeramento di archivi prodotti da soggetti diversi, si parla più generalmente di fondo.

Il soggetto produttore

Altro elemento fondamentale per la nascita e la vita di un archivio è la presenza del soggetto produttore, ovvero, secondo la definizione data dall'mwazgISAAR, questi tre grandi macrogruppicite-ref-19[18]:

«L'ente, la famiglia o la persona che ha posto in essere, accumulato e/o conservato la documentazione nello svolgimento della propria attività personale o istituzionale.»

(Glossario, Soggetto produttore)

Gli enti

Gli enti produttori, come delineato da Paola Caruccicite-ref-20[19], possono essere di diverso tipo in base al loro mwaaustatus legale:

Soggetto

produttore

e soggetto

conservatore

I soggetti possono distinguersi in due tipologie: in produttori e in conservatori.

1. I soggetti produttori sono coloro i quali producono la documentazione nell'ambito della loro attivitàcite-ref-21[20].

2. I soggetti conservatori (o istituti di conservazione o soggetti collettoricite-ref-22[21]) sono quegli enti deputati alla conservazione del materiale prodotto dai soggetti produttori, come per esempio gli Archivi di Statocite-ref-23[22].

N.B: i soggetti conservatori possono essere anche soggetti produttori. Difatti, gli Archivi di Stato, oltre a conservare, producono una documentazione archivistica in seno alla loro attività istituzionale.

1. mwabuEnti pubblici territoriali, ossia lo mwabcStato, le mwabgRegioni, le mwabkProvince, le mwaboCittà metropolitane e i Comuni. A loro volta, questi enti pubblici territoriali si distinguono in mwabsenti pubblici centrali (quali i Ministeri) ed in mwabwenti pubblici periferici (Regioni e via dicendo).
2. mwab4Enti pubblici non territoriali, ossia degli Enti creati dagli enti pubblici territoriali «ai quali è attribuita la competenza su determinate materie nei riguardi di tutta o di una parte della popolazione»cite-ref-24[23]. Possono essere di tipo mwacmeconomico (mwacqEnel), mwacustrumentali o di mwacyservizio ed mwaccassociativi.

Le persone

1. mwacsI privati cittadini: sono soggetti inquadrati nel diritto privato e che possono produrre degli archivi indipendentemente dalla loro capacità giuridica. Se questi cittadini hanno svolto, nel corso della loro vita, una rilevante attività pubblica (nel campo della cultura, dell'industria, della politica), i loro archivi possono essere ritenuti di valore pubblico: l'archivio privato di mwacwGiulio Andreotti, quello di mwac0Arturo Toscanini e quello dell'imprenditore settecentesco Antonio Greppi sono alcuni esempi di archivi di privati cittadinicite-ref-25[N 2]. Nel caso dei soggetti privati le norme lasciano ampia libertà e, tranne nel caso in cui intervenga una dichiarazione di pubblico interesse, i privati sono liberi di tenere o anche distruggere i mwadipropri archivi, salvo restanti le sole disposizioni in materia mwadmfiscale e mwadqcontabile, che prevedono la conservazione di alcuni tipi di documentazione per un certo lasso di tempo (in genere dieci anni).
2. I mwadynotai: sono cittadini che agiscono con una funzione istituzionale facendo da mediatori tra i due o più autori di un negozio giuridico determinato. Gli archivi notarili, nati nel corso del mwadcBasso Medioevo, sono conservati per il loro valore giuridico probatorio nei cosiddetti mwadgarchivi notarili distrettuali. Secondo la normativa italiana vigente, dopo cent'anni dalla cessazione dell'attività di quel determinato notaio devono essere versati nell'Archivio di Stato locale per essere conservati permanentementecite-ref-26[24].

Le famiglie

Oltre alle persone, vi possono anche esserci gli archivi prodotti da determinate famiglie (aristocratiche, borghesi o proletarie) nel corso del tempo e che vanno a costituire il cosiddetto mwaeqpatrimonio di famiglia, costituito da documenti di genealogia famigliare, carteggi privati, fotografie, documentazioni anagrafiche e altro materiale ancora. Tra gli archivi di famiglia si possono riscontrare anche quelli legati ad una determinata attività istituzionale, come nel caso delle dinastie (mwaeuArchivio del patrimonio privato Casa Savoia, conservato presso l'mwaeyArchivio Centrale dello Statocite-ref-27[25]), delle famiglie aristocratiche (il fondo mwaesSormani Giussani Andreani Verri conservato presso l'mwaewArchivio di Stato di Milanocite-ref-28[26]) o di importanti famiglie imprenditoriali, quali gli mwafeAgnelli (mwafimwafmCentro Storico Fiat).

Gli archivi ecclesiastici

Esistono inoltre gli archivi mwaf4ecclesiastici, cioè dipendenti da un'autorità ecclesiastica, che li gestisce coi suoi fondi. Oltre all'mwaf8Archivio Segreto Vaticano, gli archivi ecclesiastici in territorio italiano si dividono per sottotipi a seconda del grado di organizzazione territoriale della Chiesa locale: gli archivi mwagadiocesani e mwagecapitolari (cioè di un'assemblea di mwagipresbiteri) e gli archivi mwagmparrocchiali (di peculiare interesse per quanto riguarda gli studi storici e demografici). Non bisogna dimenticarsi degli archivi dei mwagqseminari e quelli degli mwaguordini religiosicite-ref-29[27].

Gli archivi ecclesiastici presenti sul suolo italiano sono gestiti contemporaneamente dalla Santa Sede che dallo Stato Italiano come stabilito dagli mwagsAccordo di Villa Madama del 1984, cui seguirono altre modifiche fino a giungere all'intesa del 18 aprile 2000 tra il mwagwcardinale mwag0Camillo Ruini, allora presidente della mwag4C.E.I., e il ministro mwag8Giovanna Melandri (con cui si decisero le modalità di consultazione del materiale archivistico e il luogo della conservazione del medesimo)cite-ref-30[28]. Con l'entrata in vigore del Codice dei beni culturali nel 2004, gli archivi ecclesiastici figurano nella tipologia dei beni privati e sono sottoposti al controllo sia della mwahqDiocesi di riferimento, che della mwahuSoprintendenza archivistica e bibliografica competentecite-ref-31[29].

Il documento archivistico

Il documento, in ambito archivistico, ha un'accezione molto più ampia rispetto alla sua mwahwcontroparte della scienza diplomatista: se nella diplomatica il documento preso in esame ha sempre una forma giuridica, in ambito archivistico il documento ha anche qui valore giuridico-probatorio, ma la tipologia documentaria è sicuramente più estesa: non vi rientrano solo atti normativi, ma anche documenti di natura privata quali lettere, diari, poesie, fotografie mwah0et similiacite-ref-32[30]. Il documento archivistico dunque, secondo quanto riportato dalla mwaiiDGA, si può definire come la:

«Testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con l'osservanza di determinate forme che conferiscono al documento pubblica fede e forza di prova. L'archivistica tende a ricomprendere sotto la dizione di documento tutta la documentazione di cui si compone un archivio, anche se si tratta di documenti informali, lettere private, documenti a stampa, fotografie, eccetera.»

(Glossario, Documento)

Sottotipi di archivi

1. mwaigarchivi analogici: documenti cartacei cui si aggiungono documenti registrati su supporti diversi (cassette, audio e video)
2. mwaioarchivi informatici: documenti informatici prodotti, utilizzati e conservati in ambiente informatico; possono entrare a farne parte documenti analogici digitalizzati
3. mwaiwsistemi archivistici integrati: risultato della fusione o della sovrapposizione delle due tipologie precedenti.

La struttura dell'archivio

Parlare della struttura di un archivio non è compito facile, in quanto si deve prendere in considerazione la natura del soggetto produttore dell'archivio medesimo e la complessità più o meno accentuata del medesimo. Comunemente un archivio (o un mwai8fondo) si struttura secondo quella definizione che è stata definita mwajaad albero rovesciato da parte dell'mwajeISAD(G)cite-ref-33[31], cioè una struttura che parte dall'insieme delle unità documentarie (il mwajyfondo) fino al singolo documento:

Unità archivistica e Unità di condizionamento

Non bisogna confondere l'unità archivistica con l'unità di condizionamento (o conservazione)cite-ref-34[32]:

1. L'unità archivistica è l'insieme dei documenti di un determinato affare che sono raggruppati attraverso varie tipologie di unità archivistiche, quali il registro, la filza, il volume, il fascicolo.

2. L'unità di condizionamento, invece, è «il contenitore in forma di busta, faldone, scatola, cartella» di un'unità archivistica.

1. mwaj4Fondo (guarda sopra per la definizione).
2. mwakaSerie: ossia l'insieme delle unità archivistiche facenti parti di un fondo raggruppate secondo «caratteristiche omogenee in relazione alla natura giuridica o alla forma dei documenti come risultato di una specifica attività; alla categoria o alle categorie di un mwakequadro di classificazione; all'oggetto; alla materia»cite-ref-35[33]. A loro volta, le mwakyserie si possono suddividere in mwakcsottoserie, ovvero ulteriori ripartizioni delle serie
3. mwakkUnità archivistiche: ossia l'insieme delle unità documentarie raggruppate, in base all'affare ivi trattato in fascicoli, registri, mwakofilze o volumi, posti in ordine cronologico inverso e conservate attraverso le mwaksunità di condizionamento (o mwakwconservazione).
4. mwak4Unità documentarie: ossia il singolo documento, l'unità minima del fondo.

La nomenclatura, però, può variare in base al titolario/piano di classificazione adottato dal vertice del soggetto produttore: difatti, non è raro trovare come struttura di un archivio la ripartizione del titolario in diversi modicite-ref-36[34]:

1. Fondo
2. mwalcCategorie, eventualmente ripartite in mwalgsottocategorie
3. mwaloClassi, eventualmente ripartite in mwalssottoclassi
4. Unità archivistiche
5. Unità documentarie

Vita di un archivio

Considerazioni generali

Un archivio nasce innanzitutto quando un soggetto, detto "mwamuproduttore" (di documentazione), decide di conservare le mwamytestimonianze delle proprie operazioni: a questa decisione è legata la convinzione che tali documenti possano tornare ad essere utili in un futuro più o meno vicino, per questo se ne evita la distruzione. Nelle fasi iniziali la conservazione dei documenti ha essenzialmente finalità pratiche, amministrative e giuridiche, mentre solo col passare del tempo, mentre questi interessi vanno sfumando o decadendo, subentra un altro valore, di tipo storico, legato alla ricerca della conoscenza del passato, da parte degli studiosi. La vita di un archivio si muove su una coordinata temporale (verticale) che va dalla nascita alla chiusura dell'archivio (l'"archivio morto", cioè il cui soggetto produttore non produce più documenti per la cessazione dell'attività, e quindi non è più soggetto agli accrescimenti), fino all'ipotetica data della distruzione dell'archivio. Inoltre l'archivio si riferisce a un determinato territorio ed a una serie di soggetti col quale il soggetto produttore interagisce (coordinata orizzontale). Fondamentale è poi il concetto di "ordine", che serve per garantire una struttura logica e utile per la consultazione, anche se non incide la natura dell'archivio stesso: un archivio disordinato resta sempre un archivio, magari in attesa dell'inventariazione e del riordino, mentre un archivio senza vincolo non è un archivio.

Inoltre occorre mettere in rapporto il fruitore col fondo medesimo attraverso vari strumenti di corredo tra i quali si ricordano gli mwamgelenchi, i mwamkcensimenti, i mwamocatologhi e lo strumento principe, ossia lmwams'mwamwinventario, un elenco o registro per trovare e catalogare ciò che è in un dato luogo, come una biblioteca o un archivio.

La vita dell'archivio

Secondo la legislazione italiana

La vita di un archivio, secondo la normativa italiana (che ha preso spunto dal capitolo IX mwanyDe ordinis archivis servandocite-ref-37[35] del mwansDe archivis liber singularis del vescovo e poeta cremonese mwanwBaldassarre Bonifacio) è stata schematizzata in tre fasi, che corrispondono a: lmwan0'mwan4archivio corrente (per gli affari in corso); lmwan8'mwaoaarchivio di deposito (per gli affari detti "esauriti"); lmwaoe'mwaoiarchivio storico (per i documenti con più di 30 anni di età, destinati a venir conservati per sempre). Tutte queste tre fasi, secondo il mwaomD.P.C.M. 31 ottobre 2000, devono essere gestite attraverso il cosiddetto mwaoqmanuale di gestionecite-ref-38[36].

Archivio corrente

È la fase dell'archivio in cui si trattano gli affari in corso e rispecchia l'attività del soggetto produttore che ne stabilisce l'ordinamento. In sostanza, durante la fase dell'archivio corrente, si esplicano la mwao0registrazione o mwao4protocollazione, con cui si dà ad un documento prodotto o entrante nell'archivio un numero progressivo e analitico e lo si registra nell'apposito mwao8registro di protocollo. Poi, sulla base del mwapamwapetitolario (o mwapipiano di classificazione), si inquadra il documento nell'ordine logico dato all'archivio dal soggetto produttore ed infine lo si fascicola, segnandolo nell'apposito mwapmrepertorio dei fascicoli. Viene ricordato anche il mwapqpiano di conservazione, o mwapumassimario di scarto, con cui il vertice dell'ente produttore stabilisce la durata degli archivi prodotti o ricevuti. Tale strumento permette di addentrarci e affrontare, per quanto sinteticamente, la fase di deposito.

Archivio di deposito o di sedimentazione

Quando la documentazione non ha più un interesse quotidiano, si passa alla fase di deposito o di sedimentazione. I documenti di deposito sono gestiti in altri locali in cui c'è il soggetto produttore, oppure può affidare in mwaqimwaqmoutsourcing la fase di deposito (ovvero la conservazione in altri locali di sua proprietà oppure presso terzi). Durante la fase di deposito v'è l'attività fondamentale, per la vita dell'archivio, consistente nella selezione dei documenti e, qualora questi non verranno riconosciuti come beni culturali, verranno scartati.

Per quanto riguarda gli archivi degli organi periferici dello Stato, questo compito è affidato alle mwaquCommissioni di sorveglianza che, basandosi sui mwaqymassimari di scarto (o mwaqcpiani di conservazione), sono in grado di valutare la durata di "vita" di un determinato documento. Per quanto concerne i documenti provenienti dagli archivi degli enti statali, essi giacciono nei depositi, in linea generale, per circa 30 anni; per i soggetti pubblici e privati, invece, non v'è una normativa solida come quella per gli archivi statali, in quanto non sono previste delle commissioni per i primi, mentre per i secondi vi sono varie modalità stabilite dalla legge con cui versare negli Istituti di concentrazione il loro patrimonio documentario (mwaqgmwaqkcomodato, mwaqocessione, mwaqsdonazione, mwaqwvendita...).

Archivio storico

Quando la documentazione ha perso ogni attività di legame con il soggetto produttore ed è stata valutata da una 'Commissione di sorveglianza' di rilevanza storica, inizia la fase storica dell'archivio. Nel passaggio all'archivio storico ci sono cambiamenti importanti: in un soggetto produttore privato l'archivio è tenuto dal privato e quindi non c'è passaggio di proprietà da un ente a un altro; per il soggetto produttore statale, invece, i documenti non scartati andranno a sedimentarsi negli appositi fondi custoditi dall'Archivio di Stato competente. L'ordinamento archivistico italiano, basato sul mwaremetodo storico patrocinato dall'archivista toscano mwariFrancesco Bonaini (1806-1874), prevede il rispetto dei fondi e la ricostruzione mwarmstorica del soggetto produttore e della storia dell'archivio suddetto.

Durante questa fase, in cui l'archivio diventa oggetto di studio per gli studiosi, l'archivista ha il compito non solo di conservarlo correttamente sia dal punto di vista materiale che tecnico-archivistico.

Secondo la legislazione tedesca e francese

In area mwarwtedesca prevale l'impostazioni in quattro fasi delle quali solo l'ultima è definita "archivio", mentre le altre sono dette "registratura" (corrente, di deposito e prearchivio, ovvero la fase di scarto), sottolineandone le finalità più immediate e pratichecite-ref-39[37]. In Italia, questa definizione è stata adottata da Elio Lodolini, come si è visto nella sezione relativa alla definizione di archivio.

In area mwasifrancese esistono pure quattro fasi, come in Germania, ma vengono denominate già tutte "archivio", come in Italia. Se la terza fase è denominata mwasmarchivio intermedio o mwasqpre-archivio, che serve a liberare gli archivi di deposito e porli in altre strutture (come nei depositi della mwasuCité des archives contemporaines a mwasyFontainebleau, località poco distante da mwascParigi)cite-ref-40[38], la quarta fase del modello francese è in sintesi la fase dello scarto, che in Italia è inglobata al termine della fase di deposito. Durante lo scarto si distruggono tutti i documenti ritenuti superflui per la memoria futura, ad esempio i doppioni, i contenuti accessori, ecc. Nell'archivistica francese, vengono spesso distrutte intere serie organiche, secondo le mwaswcircolari di scarto degli archivi (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2010)..

Organizzazione archivistica internazionale

Premessa

In tutti i paesi del mondo esiste un interesse verso gli archivi come luoghi della conservazione della memoria (culturale, amministrativa, pratica, giuridica, ecc.), per questo essi sono tenuti e gestiti secondo precise disposizioni statali, che ne garantiscono la conservazione. Ogni nazione segue però principi propri, che vengono stabiliti in maniera autonoma e, pur con molteplici punti in comune, possono essere contraddistinti da forti differenze sia nella forma che nella sostanza.

Consiglio Internazionale degli Archivi (CIA o ICA)

A livello internazionale esistono alcune organizzazioni che facilitano il collegamento tra le singole entità nazionali, senza però imporre normative da applicare a livello sopranazionale. Il mwatqConsiglio Internazionale degli archivi (CIA) fu fondato nel giugno mwatu1949 per assicurare la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio archivistico mondiale. Vi partecipano le istituzioni archivistiche nazionali, regionali, locali, pubbliche e private, le associazioni professionali di categoria, archivisti a titolo individuale e membri d'onore: la sua struttura è quindi molto articolatacite-ref-41[39].

Gli standard descrittivi

L'ICA ha patrocinato, a partire dagli anni '90, la creazione di standard descrittivi per gli elementi che partecipano alla consistenza di un archivio:

1. mwat4ISAD, acronimo di mwat8General International Standard Archival Description), fornisce le norme su come descrivere i fondi di un Istituto, al fine di creare degli strumenti di ricerca.
2. mwaueISAAR è lo strumento che permette di creare la descrizione del soggetto mwauiproduttore.
3. ISDIAH. Ha lo stesso ruolo dell'ISAAR, ma al contrario di quest'ultimo l'ISDIAH parla del soggetto mwauqconservatore.
4. ISDF: mwauyInternational Standard for Describing Functions
5. EAD/EAC.

UNESCO

L'UNESCO, mwavaacronimo per mwaveOrganizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, è uno dei dipartimenti in cui si divide l'mwaviONU. Fondata nel 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le Nazioni nelle aree dell'istruzione, scienza, cultura e comunicazione, l'UNESCO ha una sezione dedicata esclusivamente agli archivi risalente al 1947 e denominata mwavmUNESCO Archivescite-ref-42[40], col compito di preservare gli archivi di fondazioni, enti non governativi e altri, ma soprattutto di spiegare e sensibilizzare sulla digitalizzazione del patrimonio archivistico mondialecite-ref-43[41].

Organizzazione archivistica italiana

Storia della normativa italiana

All'alba del Regno d'Italia

Gli archivi italiani e le proposte di Francesco Bonaini

Al momento dell’Unità la normativa riguardante i 15 archivi statali italiani, concentrati prevalentemente nelle capitali degli Stati preunitaricite-ref-2-44-0[42], era quanto mai più frastagliata: se nell'ex mwawwGranducato di Toscana e nell'ex mwaw0Regno delle Due Sicilie gli archivi - in quest'ultimo Stato vi erano poi gli "archivi provinciali" per distinguerli dai due principali di Napoli e di Palermo - erano posti sotto il Ministero dell'Istruzione Pubblica, nell'ex mwaw4Lombardo-Veneto e negli altri Stati pre-unitari invece gli archivi erano governativi, per cui sottoposti al controllo diretto del Ministero dell'Internocite-ref-45[N 3].

Tra il 1861 e il 1870, Francesco Bonaini cercò di proporre più volte (1861 e 1865) che gli archivi di Stato fossero sottoposti alle dipendenze del Ministero dell'Istruzione Pubblica e che fossero poi messi alle dipendenze di quattro grandi mwaxqSovrintendenze archivistichecite-ref-46[N 4] che avessero competenze anche sugli archivi comunali e su quelli notarili. Inoltre, Bonaini proponeva la creazione delle mwaxkscuole di paleografia (antesignane delle attuali Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica) per la formazione del nuovo personale archivisticocite-ref-47[43]. Tali proposte furono riprese, infine, nel 1867, quando a Firenze si riunì il mwax4Congresso internazionale di Statistica cui parteciparono, oltre a vari storici italiani, anche i direttori dell'mwax8Archivio di Stato di Venezia mwayaTommaso Gar, mwayequello di Napoli mwayiFrancesco Trinchera ed infine lo stesso Bonainicite-ref-48[44].

La commissione Cibrario e il R.D. 1852/1874

Il dibattito che archivisti ed intellettuali stavano sviluppando in riunioni e congressi, fu poi portato all'attenzione del Parlamento. Il governo, col decreto 15 marzo 1870, istituì la "mwazmCommissione Cibrario", dal nome del senatore e ministro mwazqLuigi Cibrario che analizzò i 14 quesiti posti dal mwazuParlamento. La commissione, composta sia da politici quali i senatori mwazyMichelangelo Castelli e mwazcDiodato Pallieri che da archivisti quali Francesco Bonaini (che per mwazgproblemi di salute mentale non vi partecipò), Francesco Trinchera, Tommaso Gar e il direttore dell'mwazkArchivio di Stato di Milano mwazoLuigi Osiocite-ref-49[45], aveva il compito di valutare l'importanza degli archivi comunali e notarili; di stabilire delle normative relative ai versamenti e la creazione delle mwaz8Sovrintendenze archivistiche formulate dal Bonaini, così come l'adozione del metodo storico per l'ordinamento degli Archivi di Stato. Il problema più spinoso, però, riguardò la questione del ministero cui far dipendere gli archivi. La commissione, infatti, si trovò disgiunta se affidare gli archivi al Ministero dell'Istruzione (in quanto i documenti sono testimonianza storica e culturale) o al Ministero dell'Interno (in quanto gli archivi sono i depositari degli atti emanati dal potere). Per un solo voto, si decise alla fine di far dipendere gli archivi dal Ministero dell'Interno:

«[La Commissione ] non fu poi concorde in questo: che taluni sopra la importanza storica ponevano la politica e l'amministrativa; altri a queste preponevano la storica. E se i primi dicevano che gli archivi per quanto possano servire agli studi non prendono mai tanto la qualità di istituti scientifici, che non rimangano soprattutto depositi di documenti, nei quali il governo come il pubblico ha i più vitali e più comuni interessi; i secondi dicevano che la politica e l'amministrazione possono e debbono avere le loro riserve, ma il documento che passa in archivio entra già nel dominio della storia [...] Le quali sentenze portavano una parte della Commissione a propendere pel Ministero che governa e amministra lo Stato; l'altra per quello che ha cura dell'istruzione. Raccolti i suffragi, la maggioranza fu pel Ministero dell'Interno.»


Tale verdetto fu poi legiferato tramite il mwa0mRegio Decreto 1852/1874, che stabilì quanto deciso dai membri della Commissione.

L'Italia liberale

Ecco le principali tappe della normativa legislativa italiana in materia archivistica dopo la Commissione Cibrario:

• mwa00R.D. 2552/1875: stabilisce che tutti gli organi periferici dello Stato debbano versare quei documenti il cui negozio si è ormai esaurito negli Archivi di Stato locali; per quanto riguarda i ministeri, invece, devono versare nellmwa04'mwa08Archiviomwa1a mwa1edel Regno (attuale mwa1iArchivio Centrale dello Stato), fondato il 30 dicembre 1871. Al contempo, l'articolo 22 pone sotto l'attività di sorveglianza gli archivi non statali e quelli ecclesiastici da parte delle Soprintendenzecite-ref-50[46]. Inoltre, tale regio decreto consacra il metodo storico del Bonaini quale metodo per la gestione degli archivi del regnocite-ref-51[47] e un primo regolamento delle scuole di paleografia, che si decise di farle dipendere dal Ministero della Pubblica Istruzione.
• mwa1wR.D. 4 maggio 1885: l'articolo 1 dichiara che rientrano nel mwa10demanio statale anche gli archivicite-ref-52[48].
• Con la mwa2mmwa2qCircolare mwa2uAstengo (circ. 17100/2 del mwa2y1897) si provvide ad elaborare delle norme per gli uffici delle amministrazioni pubbliche territoriali (Comuni) e per gli archivi notarili, tenendo conto in particolar modo della tenuta del registro di protocollocite-ref-53[49]. Tutto ciò fu il preludio per l'emissione del mwa2sR.D. 35/1900, vigente fino al 1998, con l'istituzione del registro di protocollo negli uffici ministeriali e le indicazioni per la tenuta degli archivi storici a loro afferenticite-ref-54[50].
• mwa3eR.D. 2 ottobre 1163/1911: è la prima legge completamente dedicata all'organizzazione degli archivi e della materia archivistica in Italiacite-ref-2-44-1[42]. Fondamentale ancora oggi per le scuole APD, il R.D. 1163/1911 prevedeva infatti la durata biennale delle scuole con lezioni bisettimanali, la frequenza obbligatoria e le norme per lo svolgimento degli esami finali. Inoltre, prevedeva delle norme sullo scarto (questo non doveva avvenire senza l'approvazione del Consiglio generale degli archivi, avvisato in questo dai prefetti con nulla osta del Direttore dell'Archivio di Stato competente). Inoltre, si provvide ad obbligare gli enti pubblici e quelli ecclesiastici a tenere in ordine i loro archivi.

Sotto il fascismo: accentramento e la Legge Bottai

Con la mwa34marcia su Roma del 28 ottobre del 1922, mwa38Benito Mussolini, con la complicità della Corona, dell'esercito e dell'industria, prendeva il controllo del governo, aprendo così la stagione del Ventennio (1922-1943).

In materia archivistica Mussolini, per lungo tempo ministro dell'Interno, intendeva istituire degli Archivi di Stato in ogni provincia e, successivamente, quella di far dipendere i medesimi dallo stessa presidenza del consiglio e quindi dal Duce, idea poi accantonata. Tuttavia, il fascismo si occupò di quanto i governi dell'età liberale e mwa4egiolittiana non si erano interessati, ovvero la definitiva statalizzazione degli archivi provinciali meridionali, finora dotati di uno mwa4istatus particolare e assumendo il nome di mwa4mArchivi provinciali di Stato (mwa4q1932)cite-ref-55[51]; l'intervento sugli archivi privati, che erano ancora regolati secondo quanto stabilito nel 1848 da mwa4kCarlo Alberto; e l'aggregazione degli archivi notarili agli Archivi di Stato.

I principali risultati legislativi dei progetti di Mussolini si realizzarono, poi, attraverso la legge 2006/1939 (Legge Bottai) e gli articoli 822-23-24 del Codice Civile del 1942:

• mwa40Legge 2006/1939, l'unica legge fra le mwa44"Leggi mwa48Bottai" dedicata completamente agli archivi ed espressione della concezione fascista nel controllo degli archivi. In essa si delineano i compiti degli archivi pubblici, statali e privati. Si delineano le competentenze delle neonate Soprintendenze archivistiche e si stabilisce la creazione di un Archivio di Stato in ogni capoluogocite-ref-56[52]. Gli archivi continuano a rientrare nella dimensione amministrativa e giuridico-probatorio, non venendo considerati come "beni culturali"cite-ref-57[53]. Infine, si dispose il versamento degli atti dei notai prodotti prima dell'mwa5ganno 1800 dagli archivi notarili in quelli di Statocite-ref-58[54]. La legge Bottai, comunque, non ebbe un'efficacia pratica incisiva: l'anno successivo l'Italia entrerà nella Seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo il 25 luglio del 1943 vanificarono molte delle proposte sugli archivi, venendo però riprese in parte nel corso dell'età repubblicana.
• mwa54Articoli 822-823-824 del mwa58Codice civile (1942): esplicano il concetto di demanio pubblico («Fanno parimenti parte del demanio pubblico [...] le raccolte dei mwa6amusei, delle mwa6epinacoteche, degli archivi, delle mwa6ibiblioteche», art. 822) e la loro inalienabilità dal territorio italiano (art. 823). L'articolo 824 ribadisce lo stesso concetto anche per gli archivi degli enti pubblici territoriali quali mwa6mComuni, mwa6qProvincie e mwa6uRegioni.

L'età repubblicana

• mwa68"Legge sugli archivi"cite-ref-59[55] mwa7qdel 1963. Prima legge dedicata esclusivamente agli archivi dal 1911, nel D.P.R. 30 settembre 1963 n°1409 (rivisto in parte nel 1975) si viene a delineare il funzionamento archivistico italiano fino all'entrata in vigore del mwa7uDlgs. 42/2004, ossia il mwa7yCodice dei Beni Culturali e del Paesaggiocite-ref-60[56].
• Sempre nel 1963 (mwa7wD.P.R. 1409/1963) vengono istituite commissioni per la sorveglianza sull'attività degli organi dello Stato da parte di Archivi di Stato e Soprintendenze e l'attività di scarto di materiali non ritenuti atti ad entrare nell'Archivio storico dopo la fase di deposito.
• mwa74mwa78Commissione Franceschini del 1964, in cui si propose di far entrare nel novero dei beni culturali anche gli archivi.
• mwa8e1974: Gli archivi di Stato passano sotto la giurisdizione del neonato mwa8iMIBAC (Ministero dei Beni Culturali e del Paesaggio) con il mwa8mmwa8qD.L. 14 dicembre 1974, per volontà del ministro mwa8uGiovanni Spadolinicite-ref-61[57]. Il nuovo Ministero entra in funzione il 1º marzo 1975, dopo che ci fu la conversione in legge del D.L il 29 gennaio 1975cite-ref-62[58].
• mwa88D.P.R. 30 dicembre 1975, n. 854 stabilisce che il Ministero dell'interno, che fino a quel momento aveva avuto la giurisdizione degli Archivi di Stato, continui tuttavia ad avere voce in capitolo «in materia di documenti archivistici non ammessi alla libera consultabilità»cite-ref-63[59].
• mwa9kmwa9oLegge 241/1990, artt. 3, 8, 22 sul mwa9sprocedimento amministrativo. Per quanto riguarda l'amministrazione archivistica:

• Articolo 3: mwa94"Motivazione del provvedimento". L'articolo 3bis, aggiunto nel 2005 e avente per oggetto lmwa98'mwa-auso della telematica.
• Articolo 8: "mwa-iModalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento"
• Articolo 22: mwa-q"Definizioni e modalità di accesso"

• mwa-yD lgs 490/1998, ovvero il mwa-cmwa-gTesto Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, riunisce tutte le disposizioni in materia culturale legiferate durante il XX secolocite-ref-64[60].
• mwa-4D.P.R. 445/2000, ossia il mwa-8Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa. Lmwa-a'mwa-earticolo 68, avente per oggetto le mwa-iDisposizioni per la conservazione degli archivi, disciplina i flussi documentali degli archivi, il piano di conservazione, il controllo sugli spostamenti e il rispetto della mwa-mlegge sulla privacy.
• mwa-uD.P.R. 37/2001: vengono ridelineati i compiti, le funzioni e le modalità di esecuzione delle componenti delle mwa-yCommissioni di sorveglianza. L'oggetto del decreto infatti recita: "mwa-cRegolamento di semplificazione dei procedimenti di costituzione e rinnovo delle Commissioni di sorveglianza sugli archivi e per lo scarto dei documenti degli uffici dello Stato".
• mwa-kmwa-oD. lgs. 42/2004: mwa-sEntra in vigore il mwa-wCodice dei Beni culturali e del paesaggio ad opera del ministro mwa-0Giuliano Urbani (perciò detto anche mwa-4Decreto Urbani). Da questo momento in avanti, il codice sostituisce la legge del 1963 e il Testo unico del 1998 e, nel corso degli anni, ha avuto numerose revisioni, modifiche e/o aggiunte (l'ultima nel 2008)cite-ref-65[61].

Riassumendo, tra 1874 e 2004 le principali disposizioni normative in materia archivistica sono state:

1. R.D. 1852/mwbay1874: dipendenza degli archivi dal Ministero dell'Interno.
2. R.D. 2552/mwbag1875: adottamento del metodo storico e disposizioni di versamento negli Archivi di Stato e nell'Archivio del Regno. Creazione delle mwbakSoprintendenze archivistiche, abolite poi nel 1891.
3. R.D. 1163/mwbas1911: regolamento dell'Amministrazione archivistica e il funzionamento delle Scuole di Stato di archivistica.
4. Legge Bottai mwba02006/1939 che esprime la volontà accentratrice del fascismo con la creazione degli archivi di Stato in ogni provincia, la creazione delle Soprintendenze archivistiche e l'attenzione sugli archivi privati e quelli notarili.
5. Codice civile del mwba81942, art. 822-824: gli archivi sono riconfermati come beni demaniali statali (mwbbacfr. legge 1885).
6. D.P.R. 1409/mwbbi1963, detta "Legge fondamentale degli archivi".
7. mwbbq1975: gli archivi passano sotto la giurisdizione del nuovo Ministero dei beni culturali, entrandone a far parte a pieno titolo.
8. Testo unico mwbby1998 (d. lgs. 490/1998): riunisce tutte le disposizioni legislative riguardo ai beni culturali in quel momento vigenti.
9. D. lgs. 42/mwbbg2004: entrata in vigore del mwbbkCodice dei Beni culturali e del paesaggio, che comprende anche la normativa relativa agli archivi.

L'amministrazione archivistica italiana attuale

Gli archivi come beni culturali

Seguendo la linea già prevista a livello internazionale fin dal mwbcq1954 con la mwbcuConvenzione dell'Aja, anche nel contesto italiano ci si avviò alla definizione di mwbcybene culturale (mwbccCommissione Franceschini del 1964, chiamata così perché presieduta dall'onorevole mwbcgFrancesco Franceschini), partendo dall'articolo 9 della mwbckCostituzione Italiana del mwbco1948cite-ref-66[62]. Con la creazione del mwbc8Ministero per i beni culturali e ambientali nel mwbda1975, voluto da mwbdeGiovanni Spadolini e mwbdiAldo Moro, si decise, e solo in fase di conversione del mwbdmdecreto legge in legge (29 gennaio mwbdq1975) grazie ad una presa di posizione di gran parte degli archivisti di Stato italiani, di inserire anche gli archivi tra i mwbdubeni culturalicite-ref-67[63]. La presenza degli archivi tra i beni culturali è stata ribadita dalle disposizioni del mwbdoTesto Unico (mwbdsDlgs. n. 490 del 29 ottobre mwbdw1998) e del mwbd0mwbd4Codice dei Beni Culturali (Dlgs. 42 del 22 gennaio mwbd82004). In quest'ultimo testo sono precisamente indicati tra i beni culturali «mwbeagli archivi e singoli documenti dello mwbeeStato, delle mwbeiregioni e degli altri mwbementi pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico»cite-ref-68[64] e «mwbeggli archivi e i singoli documenti, appartenenti a mwbekprivati, che rivestono interesse storico particolarmente importante»cite-ref-69[65].

Il MIBAC e la DGA

In Italia gli archivi ricadono sotto la giurisdizione del Ministero per i beni e le attività culturali, il quale ha una serie di Direzioni Generali competenti per argomento: gli archivi ricadono sotto il controllo della mwbfamwbfeDirezione generale Archivi (DGA), che svolge le funzioni e i compiti, non attribuiti ai segretari regionali o ai soprintendenti di settore ai sensi delle disposizioni in materia, relativi alla tutela dei beni archivistici. L'amministrazione, entrando nel dettaglio, si articola in organi centrali e in una serie di organi periferici.

Organi centrali

L'unico mwbfoorgano centrale è la:

• La DGA, suddivisa in tre servizi.

Istituti autonomi

• L'mwbgaIstituto Centrale per gli archivi (ICAR), con finalità di ricerca e di studio.
• L'mwbgiArchivio Centrale dello Stato (ACS), avente il compito di conservare il materiale documentario proveniente dai vari ministeri, fuorché quello degli Esteri e parte di quello della Difesa per la fase operativa.

Organi periferici

Gli mwbguorgani periferici si dividono, invece, in:

• 15 mwbggSoprintendenze archivistiche e bibliografiche (SAB), secondo la denominazione assunta a partire dal 2016 che ha visto le Soprintendenze regionali, oltre a sorvegliare sugli archivi non statali, anche sulle biblioteche degli enti pubblicicite-ref-70[66]. Le SAB sono situate quasi tutte in ciascuna regione italianacite-ref-71[N 5] e svolgono una funzione di tutela e di assistenza verso gli archivi non statali, ovvero gli archivi pubblici (Archivi di Regioni, Province e Comuni) e quelli mwbheprivati dichiarati di notevole interesse storico (con notifica emessa proprio dalla soprintendenza). Nel linguaggio tecnico la sua mansione di controllo si chiama "mwbhivigilanza".
• 101 mwbhkArchivi di Stato (AS), che hanno sede in ciascun mwbhocapoluogo di provincia (tranne che in alcuni capoluoghi di recente istituzione, dove non sono stati istituiti). Gli Archivi di Stato si occupano di conservare le carte delle amministrazioni statali centrali e periferiche della propria circoscrizione (preunitarie e postunitarie) e gli archivi di enti pubblici e privati, quando necessario e secondo le modalità prima osservatecite-ref-72[67]. Gli Archivi di Stato inoltre sorvegliano tutti gli archivi degli istituti statali di quella provincia: mwbh8questura, mwbiaprefettura, mwbiedirezione di poste e telegrafi, mwbiitribunale e via dicendo. Il nome tecnico della sua mansione di controllo è "mwbimsorveglianza". Gli Archivi di Stato hanno anche il compito di mwbiqvalorizzare, secondo uno dei due pilastri su cui si basa il Codice dei beni culturali, il patrimonio archivistico sedimentato, oltreché di formare gli aspiranti archivisti nelle dottrine della scienza archivistica, mwbiupaleografica e mwbiydiplomatica. A tal fine, in diciassette archivi di Stato hanno sede le mwbicScuole di archivistica, paleografia e diplomaticacite-ref-73[68].
• 33 Sezioni di Archivi di Statocite-ref-3-74-0[69] che sono analoghe agli archivi di Stato, ma poste in un comune non capoluogo e subordinate all'archivio di Stato del capoluogocite-ref-3-74-1[69]. Si tratta di archivi formatisi storicamente con una rilevante qualità e quantità di documenti che, secondo il principio basilare di mantenere sempre gli archivi nel territorio che li ha prodotti, vengono mantenuti nella città di origine.

Portali, iniziative e associazioni a livello nazionale

Portali informatici

Oltre al sito della mwbjgDGA., che fornisce uno sguardo d'insieme sulle attività degli archivi in Italia, si ricordano i seguenti portali web afferenti a varie realtà:

• mwbjsSAN, ovvero Sistema archivistico nazionale. Portale che permette di ricercare simultaneamente negli Archivi di Stato le descrizioni dei loro patrimoni nel mwbjwSIAS (Sistema Informativo Archivi di Stato), mentre gli enti vigilati dalla Sovrintendenza hanno la loro descrizione nel mwbj0SIUSA:
• mwbj8mwbkaSIAS (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2019)., ovvero Sistema informativo Archivi di Stato. È il contenitore virtuale in cui sono stati riversati i mezzi di corredo degli Archivi di Stato, ovvero i fondi e le varie collezioni
• mwbkimwbkmSIUSA (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2018).: ovvero Sistema Informativo Unificato Sovrintendenze Archivistiche. Il sito descrive tutti i patrimoni archivistici che sono stati prodotti da privati, da enti pubblici, da enti religiosi e che sono tutelati dalle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche.

La Guida generale degli Archivi di Stato italiani

Patrocinata verso il 1966cite-ref-75[70] da mwbk0Claudio Pavone e da Piero d'Angiolinicite-ref-4-76-0[71], la mwbliGuida generale degli Archivi di Stato Italiani vide la stesura delle voci di 95 Archivi di Stato in circa trent'anni di lavoricite-ref-77[72], voci a loro volta distribuite in quattro volumi. In seguito al processo di mwblcdigitalizzazione del società, si è avviato il caricamento delle voci tramite internet, cercando al contempo di riadattarle secondo le normative provenienti dagli standard nazionali. Nel 2009 fu completato questo processo, dando avvio al progetto digitale mwblgSistema Guida Generale degli Archivi di Statocite-ref-4-76-1[71].

L'A.N.A.I.

L'A.N.A.I., costituita nel 1949, originariamente era l'associazione degli archivisti di Stato, ma successivamente divenne l'associazione di tutti gli archivisti italiani. L'ANAI è articolata in Sezioni Regionali e pubblica la rivista «Archivi» e si occupa di fornire percorsi formativi agli archivisti riguardo alle ultime novità in campo legislativo.

Note

Espositive

cite-note-4N 1. In mwbmgLombardia le prime testimonianze risalgono alla mwbmkciviltà camuna (graffiti su pietra), ma per intendere l'archivio inteso come odierno è necessario che 1) la civiltà sia stabile e organizzata; 2) organizzazione archivistica stabile con supporti duraturi; 3) finalità pratiche.
cite-note-25N 2. L'archivio privato di Giulio Andreotti è stato donato dagli eredi nel 2007 all'Istituto Luigi Sturzo di Roma (mwbm0cfr. mwbm4mwbm8Archivio Andreotti), mentre gli ultimi due sono conservati presso l'mwbnaArchivio di Stato di Milano.
cite-note-45N 3. Più precisamente, erano sottoposti a questo ministero gli archivi del mwbnqRegno di Sardegna (Archivio governativo di Torino, mwbnuquello di Cagliari e mwbnyquello di Genova), poi quelli del Lombardo-Veneto (Milano e mwbncBrescia) ed infine quelli del mwbngDucato di Modena e mwbnkdi Parma. Situazione particolare riguardava il "mwbnoGrande archivio di Palermo" che, nonostante la legislazione borbonica, ricadeva direttamente sotto il controllo del Ministero dell'Interno.
cite-note-46N 4. Queste Soprintendenze non devono essere accomunate con le attuali Soprintendenze archivistiche e bibliografiche: semmai, erano degli organi di controllo locale dell'attività dei vari archivi statali. Istituite col R.D. 1861/1874, le 10 “Soprintendenze degli Archivi di Stato" (quella del Piemonte, della Liguria, della Lombardia, dell'Emilia, della Toscana, quella Romana, quella Napoletana, quella della Sicilia ed infine quella della Sardegna) furono poi soppresse nel 1891.
cite-note-71N 5. Fanno eccezione 5 regioni: la mwboeValle d'Aosta accorpata con il mwboiPiemonte; l'mwbomAbruzzo con il mwboqMolise; mwbouPuglia e mwboyBasilicata; mwbocUmbria e mwbogMarche; mwbokVeneto e mwbooTrentino Alto Adige (mwboscfr. mwbowmwbo0Soprintendenze archivistiche e bibliografiche).

Bibliografiche

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cite-note-22. mwbp0Brenneke,mwbp4 mwbp8Glossario,mwbqe p. 583 §1: «Come si vede, il termine ‹Archiv› è assai più restrittivo dell’italiano ‹archivio›, in base alla fondamentale distinzione tedesca fra ‹Archiv› e ‹Registratur›».
cite-note-33. mwbquBrenneke,mwbqy mwbqcGlossario,mwbqk p. 582 §1 - p. 583.
cite-note-54. mwbq0mwbq4Angelucci,mwbq8 p. 18.
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cite-note-1716. mwbvgmwbvkConvenzione Unesco.
cite-note-1817. Ne parla profusamente il libro di Isabella mwbv0Zanni Rosiello,mwbv4 mwbv8Archivi e memoria storica.
cite-note-1918. Figura già regolata con il mwbwqDPR 1409 del 30 settembre mwbwu1963.
cite-note-2019. mwbwkmwbwoCarucci,mwbws pp. 99-127.
cite-note-2120. mwbxa mwbxe«L'ente, la famiglia o la persona che ha posto in essere, accumulato e/o conservato la documentazione nello svolgimento della propria attività personale o istituzionale» mwbxi(mwbxmmwbxqGlossario,mwbxu Soggetto produttore)
cite-note-2221. mwbxkmwbxoCarucci-Guercio,mwbxs p. 85.
cite-note-2322. mwbya mwbye«ente che, per ragioni burocratiche o istituzionali, acquisisce archivi di altri enti, i quali sono ciascuno autonomo e indipendente da quello dell'ente collettore, cui si collegano soltanto per la ragione che ne determina l'acquisizione» mwbyi(mwbymmwbyqCarucci-Guercio,mwbyu p. 85)
cite-note-2423. mwbykmwbyoTalice,mwbys p. 64.
cite-note-2624. Disciplinato dalla legge 1963, art. 23. Cfr. mwby8mwbzaGhezzi,mwbze p. 68, n. 6 e mwbzimwbzmCarucci-Guercio,mwbzq p. 35.
cite-note-2725. mwbzgmwbzkArchivio Savoia.
cite-note-2826. mwbz0mwbz4Sormani Giussani Andreani Verri.
cite-note-2927. mwbaimwbamVigini,mwbaq p. 14 e mwbaumwbayBoaga-Palese-Zito,mwbac p. 54.
cite-note-3028. mwbasmwbawBoaga-Palese-Zito,mwba0 p. 94.
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cite-note-3331. mwbb0Glossario - LBC,mwbb4 mwbb8Ordinamento.
cite-note-3432. mwbcqmwbcuCarucci-Guercio,mwbcy pp. 88-90.
cite-note-3533. mwbcomwbcsCarucci-Guercio,mwbcw p. 86.
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cite-note-3735. mwbdymwbdcBonifacio,mwbdg pp. 10-11.
cite-note-3836. Il manuale di gestione, come si rileva dal decreto, «mwbdwdescrive il sistema di mwbd0gestione e di mwbd4conservazione dei documenti e fornisce le istruzioni per il corretto funzionamento del servizio» (mwbd8mwbeaGhezzi,mwbee p. 238).
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cite-note-2-4442. mwbggmwbgkCarucci-Guercio,mwbgo p. 18.
cite-note-4743. Rimanevano fuori dalla discussione, per il momento, gli archivi privati, in quanto lo mwbg4Statuto Albertino aveva già provveduto ad affermare, in modo molto generale, che «tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, erano inviolabili».
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cite-note-5955. Definita in tal modo da mwblymwblcBertini,mwblg p. 25 e da mwblkmwbloCarucci,mwbls p. 18.
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cite-note-6561. mwbn0mwbn4Normativa italiana.
cite-note-6662. mwboiCostituzione della Repubblica Italiana,mwbom mwboqArt. 9,mwboy p. 5: mwbok mwboo«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.»
cite-note-6763. mwbo4mwbo8Carucci-Guercio,mwbpa p. 31.
cite-note-6864. Come disciplinato dall'art. 10, comma 2, mwbpqb
cite-note-6965. Come disciplinato dall'art. 10, comma 3, mwbpgb
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Bibliografia

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Voci correlate
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Collegamenti esterni

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